GRUPPO TERAPEUTICO CENTRATO SUL FOCUSING E SU ALCUNE TECNICHE DI COPING: RIFLESSIONI

D.ssa Nicoletta Corsetti e Dr. Emanuele Nutile

Il gruppo  ha accolto pazienti affetti da disturbi d’ansia, disturbi depressivi e/ o disturbi di personalità di livello medio. Il gruppo, a termine, si è articolato in 8 sedute, a cadenza settimanale. Gli incontri, della durata di 2 ore, sono stati condotti dalla D.ssa Nicoletta Corsetti, referente  del “The focusing” Institute” di New York e dal Dr. Emanuele Nutile, psicologo del DSM. Ai pazienti è stato somministrato, all’inizio e alla fine dell’intervento, il test HSCL-90, al fine di evidenziare gli eventuali cambiamenti registrati dopo gli 8 incontri.

Al gruppo hanno partecipato 8 pazienti: una paziente ha dovuto rinunciare, per motivi di lavoro,  dopo la prima seduta; un’altra non ha partecipato alle ultime due sedute per gravi problemi familiari. Pertanto le persone testate all’inizio e alla fine dell’intervento sono state 6.

 

Il focusing ha le sue origini nella Teoria dell’Approccio centrato sulla persona e ne condivide i principi.

Il suo autore, Eugene Gendlin è un filosofo da sempre interessato a comprendere “In che modo l’esperienza grezza viene simbolizzata?”, “Che cambiamenti hanno luogo, quando la persona sente nel corpo più di quello che può comprendere cognitivamente?”

 

Gendlin entrò nel gruppo di Carl Rogers all’Università di Chicago all’inizio degli anni ‘50, e lavorò all’applicazione del suo pensiero filosofico al campo della Psicoterapia.

In quell’ambito ha collaborato a numerose ricerche sul tema: “Come mai alcuni clienti hanno buoni risultati dalla psicoterapia e altri no?” oppure “Da dove provengono i passi di cambiamento?”

Queste ricerche hanno provato che il successo della Psicoterapia non dipende dal contenuto delle sedute. Non dipende neppure dall’orientamento del terapista.

Piuttosto dipende da come il cliente si esprime. Quei clienti che parlano a partire dal proprio processo di “experiencing” avranno più possibilità di avere vantaggi dalla terapia di quelli che non lo fanno.

Gendlin e i suoi colleghi registrarono migliaia di ore di interazione terapista-cliente e scoprirono che potevano prevedere il risultato della terapia ascoltando le prime 2 sedute della stessa. Infatti il cambiamento dipendeva da qualcosa che il cliente faceva naturalmente dentro di sé. Era capace di stabilire il contatto con un tipo speciale di consapevolezza corporea interiore che Gendlin ha chiamato “felt sense”.

Il felt sense è diverso dalle sensazioni puramente fisiche e dalle emozioni, i passi di cambiamento non provengono direttamente da sentimenti riconoscibili come tali.

Il felt sense è il “vissuto corporeo globale di...” e i passi di cambiamento rappresentano trasformazioni di tale intero, di tale globalità.

 

Gendlin descrisse dettagliatamente quello che i clienti, che avevano buoni risultati dalla terapia, facevano e ha denominando questo processo Focusing. Lo ha reso quindi insegnabile ai terapisti e a quei clienti che non lo realizzavano spontaneamente, con l’intento di insegnare ai clienti come si fa la psicoterapia.

 

Per il suo lavoro ha ricevuto 4 riconoscimenti dalla American Psychological Association.

 

Gendlin sostiene che c’è un flusso di “experiencing” costantemente in corso nell’essere umano. Si riferisce a esso come a un flusso di significati sentiti (felt meanings) percepito nel corpo, ma concettualmente vago.

 

Carl Rogers illustra così il concetto di “experiencing” di Gendlin:

 

Un esempio può chiarire sia il concetto di experiencing sia la sua relazione con l’empatia.

Un uomo in un gruppo d’incontro stava facendo delle vaghe affermazioni negative nei riguardi di suo padre.

Il facilitatore disse: “Suona come se tu fossi arrabbiato con tuo padre”. L’uomo replicò: “No, non credo.” “Forse scontento?” “Ma...si, forse” Rispose dubbioso. “Forse sei deluso da lui”

Subito l’uomo rispose: “Ecco! Sono deluso perché non è una persona forte. Penso che sono stato sempre deluso da lui fin da quando ero ragazzo”

 

Con che cosa l’uomo confrontava quei termini per capire se erano corretti?

L’opinione di Gendlin, con cui io concordo, è che egli stava facendo la verifica con un flusso psicofisiologico in corso dentro di lui. Questo flusso è una cosa assolutamente reale e le persone sono capaci di usarlo come referente. In questo caso “arrabbiato” non corrispondeva affatto al significato percepito; “scontento” si avvicinava di più, ma non era del tutto corretto; “deluso” corrispondeva esattamente, e incoraggiava un ulteriore flusso dell’experiencing, come succede spesso.”

Carl Rogers, 1980

 

Secondo Gendlin, la teoria dell’experiencing è alla base degli interventi del terapista; la pietra fondante della risposta terapeutica efficace è il processo dell’experiencing del cliente. L’ascolto e le risposte del terapista sono un tentativo di fare contatto con l’esperiencing e di dare impulso a questo flusso esperienziale. Egli cerca di rivolgere le sue parole al concreto flusso esperienziale dal quale la persona sta producendo dei simboli. La persona confronta le parole del terapista con questo flusso in atto. Quando la risposta è corretta c’è un effetto esperienziale e il flusso esperienziale riceve impulso.

 

“Che cosa presumiamo che faccia il cliente con una risposta nata dall’ascolto? Noi speriamo e presumiamo che i clienti verifichino la risposta non con quanto essi hanno detto o pensato, ma con un qualche cosa, qualche luogo, un qualche dato più interiore...il felt sense.”

“Noi speriamo che il cliente che parla porti le nostre risposte giù, a consultare quell’altro, il felt sense. Speriamo che il cliente lasci parlare quest’altro, aspetti quanto proviene da quest’altro, lavori per trovare parole che risuonano con quest’altro, invece di interromperlo, rampognarlo o interpretarlo.”

Il felt sense è “il cliente all’interno del cliente”.

 

Va quindi insegnato ai clienti a riconoscere il cliente interno, il felt sense, a permettere che deliberatamente lo evochino e ad avere nei sui confronti l’approccio centrato sulla persona.

 

Questa teoria dell’experiencing può essere combinata con varie modalità terapeutiche e tecniche, per produrre una terapia esperienziale.

 

Successive ricerche, condotte in Università degli Stati Uniti, Giappone, Canada, Belgio e Germania, hanno confermato che il risultato di una terapia è in correlazione con l’experiencing e il focusing, mostrando che clienti con una varietà di diagnosi e in terapia di varia orientazione ottengono risultati migliori se focalizzano.

 

Alla base di questo approccio c’è la convinzione profonda che il cliente ha enormi risorse, competenze naturali e esperienze di vita, per cui il compito del terapista è quello di permettere al cliente di imparare ad accedere ad esse.

Egli da’ esplicitamente degli insegnamenti al cliente, riguardo alle abilità che renderanno la terapia più efficace: che cos’è il felt sense, come stabilire una giusta relazione con esso, come trovare e mantenere un senso di sicurezza interna, come riconoscere e apprezzare i cambiamenti anche piccoli.

Quindi i clienti possono apprendere il focusing nella relazione terapeutica o in specifici corsi, in modo che divenga disponibile anche nella loro vita quotidiana, come risorsa di auto-aiuto.

 

 

OBIETTIVI DELL’INTERVENTO

 

Un obiettivo degli otto incontri è stato quello di insegnare le abilità fondamentali del Focusing come risorsa di auto-aiuto e utile a rendere un eventuale percorso terapeutico più efficace.

Come si è detto, nel gruppo condotto presso il CSMdi Vle Bardanzellu 8, il metodo del focusing  si è ben integrato con le tecniche di coping di matrice cognitivo-comportamentale (si è fatto riferimento prevalentemente alle teorizzazioni di Beck e Meichenbaum). D’altra parte va sottolineato che il focusing può utilmente essere utilizzato a corredo di tutti gli indirizzi psicoterapici.

 

Le istruzioni di Focusing sono state divise da Gendlin in sei momenti successivi, a scopo didattico. In linea generale è utile insegnare queste parti separatamente dando tempo e attenzione individuale ad ogni persona, per ogni parte, compatibilmente con il tempo a disposizione.

 

Il primo stadio dell’addestramento è quello di rivolgere l’attenzione al corpo e di “sentire il corpo dall’interno”.

E’ necessario che le persone imparino a rimanere tranquille e in silenzio e a lasciare deliberatamente che emerga il felt sense: questa “sensazione nel corpo” che è significativa in quanto legata a una situazione particolare, una difficoltà, una relazione, un progetto. E che è differente da una sensazione puramente fisica e da una emozione.

 

Il passo successivo insegna a concentrarsi sulla sua qualità e a cercare un simbolo per descriverlo, vale a dire lasciar emergere parole, immagini, gesti o qualsiasi altro simbolo direttamente collegato al felt sense. Porta a sperimentare l’effetto che questa semplice operazione produce e suggerisce la possibilità che il felt sense sia un “referente interno”, per verificare la correttezza di idee, azioni, decisioni.

 

E’ indispensabile creare le condizioni di sicurezza affinché i partecipanti possano sperimentare e acquisire fiducia nel processo, dando valore alle sensazioni di sollievo fisico che porta e all’informazione nuova e positiva che emerge.

 

E’ stata prevista la pratica dell’ascolto dell’altro, in esercizi in coppia, in cui non si raccontano i problemi, ma “l’esperienza presente dei problemi”, in un clima di sicurezza, rispetto e vicinanza, che permetta di approfondire l’esperienza dell’ascolto di sé.

 

E’ stata posta particolare enfasi sul primo passo del processo di Focusing denominato “Creare uno spazio”, come un modo per facilitare più in generale le abilità di Focusing e per la sua efficacia nella riduzione dello stress.

E’ infatti una pratica utile per:

  • sperimentare la distinzione tra “Io” e “il problema”: “stabilire una relazione efficace” con il problema, per affrontarlo con successo e acquisire una prospettiva più ampia sulla propria situazione vitale;

  • separare i vari problemi e stabilire le priorità;

  • avere una “esperienza di sé” indipendente dalla massa dei problemi che ingombrano lo spazio interiore.

Il secondo obiettivo dell’intervento è stato quello di provare, come si è detto, l’integrazione del Focusing con tecniche di “Coping”, verificando le ipotesi per cui il Focusing:

  • aiuta la persona ad essere più presente ed attenta durante le istruzioni e soprattutto nel lavoro con le “schede cognitive”;

  • permette di andare al nocciolo dell’esperienza rapidamente e concisamente, addestrando efficacemente a simbolizzare accuratamente l’esperienza presente;

  • permette di sperimentare l’effetto della congruenza tra sentire e pensare;

  • facilita l’emergere di passi d’azione necessari al cambiamento, che vengono  sperimentati come scoperte personali, favorendo l’esperienza di competenza e indipendenza;

  • permette di fissare obiettivi personali più realistici e l’assunzione di impegno nel realizzarli

 
VALUTAZIONE DELL’EFFICACIA DELL’INTERVENTO

 

Come si è detto, prima di iniziare il gruppo e alla fine delle 8 sedute, è stato somministrato ai pazienti il test HSCL-90, al fine di valutare i cambiamenti registrati, nelle varie dimensioni (v. tav.1)[1].

Su 6 pazienti sottoposti alle due somministrazioni, 4 hanno registrato dei cambiamenti positivi, e 2 hanno registrato un peggioramento della situazione iniziale. A riguardo vanno fatte alcune considerazioni:

 

  1. La paziente Viviana, che ha registrato un lieve aumento del disagio complessivo (+9%), alla fine della terapia, è stata alquanto male fisicamente tra la penultima e l’ultima seduta: ciò può spiegare l’aumento del complessivo disagio, anche in considerazione del fatto che la paziente aveva presentato, nella dimensione della “somatizzazione” (ipocondria, disturbi somatoformi, ecc.), il punteggio più elevato (20) alla prima somministrazione.
    La paziente Isabella, che ha presentato un incremento del 12% del disagio alla fine dell’intervento, ci ha detto, dopo un mese dalla fine della terapia, che il gruppo era stato molto importante per lei, ma che aveva avuto una funzione “scoprente” rispetto a tematiche esistenziali che lei aveva sempre cercato di negare, rimuovere o ridimensionare.

  2. Le pazienti Gabriella e Luisa hanno registrato lievi riduzioni del disagio complessivo (rispettivamente del 4% e dell’1%); Antonella e Gianfranco ci segnalano invece una riduzione complessiva nelle nove dimensioni rispettivamente del 12% e del 10%.

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